Lo Specchio di Pelo: quando i cani ci seguirono nell’abisso

Stasera Romero Cagazzo è insolitamente silenzioso. Quell’assurdo catorcio biologico che Dottor No ha assemblato cucendo insieme pezzi di cane, gatto e chissà cos’altro, è accucciato vicino alla mia Taylor. Annusa il legno e pulsa un po’ di dimensioni, emettendo un fischio stonato. A vederlo così storpio e fetido, mi viene da piangere se ripenso a cosa erano i cani un tempo. Maremma impestata, erano la cosa migliore che avevamo. E l’abbiamo distrutta specchiandoci in loro.

L’evoluzione dello specchio

Il professor Rick Memory mi ha mostrato un articolo del 2026. Gli scienziati dell’epoca avevano pubblicato uno studio monumentale su come i cani si fossero evoluti per millenni imitando e adattandosi ai tratti caratteriali degli umani. Empatia, sguardi, espressioni facciali. Avevano modificato il loro intero genoma solo per comprenderci meglio, per essere il nostro specchio perfetto.

Nessuno immaginava che proprio questa loro incredibile dote evolutiva sarebbe stata la loro condanna. I cani ci amavano a tal punto che, quando la mente umana è crollata nel 2056, non hanno potuto fare a meno di seguirci. Quando le Torri di Controllo Emotivo hanno svalvolato e il virus memetico dell’apatia ha svuotato le nostre anime, i cani hanno iniziato a rispecchiare quel vuoto. Hanno smesso di scodinzolare, hanno smesso di abbaiare. Hanno contratto la nostra stessa apatia mortale. Sono diventati zombie nello spirito prima ancora che nel corpo.

La deformazione dei compagni

Nei primi anni dell’apocalisse, intere città erano piene di branchi di cani che vagavano silenziosi, con lo sguardo fisso e vuoto, indifferenti a tutto. Un’epidemia di depressione canina che ha portato all’estinzione di intere razze. I gatti, più egoisti e distaccati, si sono salvati meglio. Ma i cani no. Erano troppo legati a noi.

È stato allora che i bioingegneri rifugiati nei bunker, come Marco Baiocchi (Dottor No), hanno iniziato a fare esperimenti genetici per creare ibridi resistenti alla memetica. Hanno mescolato il DNA dei superstiti canini con quello dei felini e di altre specie selvatiche. Volevano creare la sentinella perfetta. Il risultato? Romero Cagazzo. Un ammasso strambo che si nutre solo di putridume, che cresce a dismisura se mangia e si rimpicciolisce se digiuna. Non ha nulla dell’antica nobiltà del cane, solo la disperazione di una sintassi genetica spezzata.

La Taylor e l’ultimo richiamo

Ogni tanto provo a suonare una melodia dolce per Romero Cagazzo. Quando pizzico le corde della Taylor, per un istante smette di puzzare e solleva le orecchie asimmetriche, guardandomi con un occhio che sembra ricordare cosa significava essere un cane vero. La musica acustica tocca quel piccolo frammento di genoma superstite che ancora riconosce l’umano.

Voi che nel 2026 guardate il vostro cane dormire sul divano, convinti che sarà sempre lì a proteggervi: ricordatevi che loro sentono tutto. Se vi spegnete voi dietro a uno schermo, vi spegnete anche loro. Trattateli bene, e soprattutto rimanete umani. Se andiamo giù noi, li trasciniamo nell’abisso con noi.


Ispirato alla notizia reale del 2026: “How dogs evolved differently across the globe to match human traits”.