La Felicità con la Pubblicità: quando privatizzammo le emozioni

L’altro giorno è passato a trovarmi il piccolo Jacopo, il nipote di Gano. Avrà sedici anni, ma ha lo sguardo stanco di chi ha già visto crollare tre mondi. Portava in testa un catorcio di cerchietto di plastica grigia, tutto graffiato, con le piastre di rame che gli premevano sulle tempie. È un vecchio Sinto-Mind domestico, uno di quei neuromodulatori cerebrali a bassa intensità che la gente usa per tirare avanti.

Mentre cercava di spiegarmi come riparare una perdita nel tubo dell’orto, Jacopo si è bloccato a metà frase. La bocca gli è rimasta aperta, le pupille si sono dilatate all’improvviso e le sue mani hanno iniziato a tremare fortissimo, artigliando l’aria in preda a un panico cieco. È durato esattamente trenta secondi. Poi, di colpo, sul suo viso è apparso un sorriso ebete, larghissimo, innaturale, e ha ripreso a parlare come se nulla fosse successo: ‘…sì, dicevo, basta metterci una guarnizione di gomma e… Ohi, Andrea, hai per caso una lattina di Spark-Cola? Sento un bisogno pazzesco di berne una fredda!’

Maremma impestata, mi si è gelato il sangue. Il cerchietto del ragazzo è bloccato sulla ‘versione gratuita’ con gli annunci pubblicitari cerebrali. La sua famiglia non ha abbastanza crediti-acqua per pagare l’abbonamento mensile a Serenity-Plus, e così la compagnia gli inietta scariche di neurotrasmettitori a comando. Gli mandano un picco di ansia artificiale per indurgli il bisogno di consumo, seguito da una scarica di dopamina sintetica non appena il logo dello sponsor viene proiettato nella sua corteccia visiva. Pubblicità emotiva coatta. Ti fanno svalvolare il cervello se non paghi la quota.

E pensare che tutto questo è iniziato nel lontano 2026. Me lo ricordo bene: l’FDA americana approvò i primi dispositivi domestici per la stimolazione cerebrale transcranica per curare la depressione a casa. Tutti a gridare al miracolo: ‘la salute mentale democratica, senza farmaci!’. Nessuno che si sia chiesto cosa sarebbe successo quando quelle piastre sulle tempie fossero state collegate a un server aziendale.

Oggi le tue emozioni hanno il copyright. Vuoi piangere per la morte del tuo cane? Devi disattivare il modulo ‘Social-Docility’ sennò il chip ti blocca le ghiandole lacrimali per ‘preservare l’efficienza lavorativa’. Vuoi essere felice di domenica? Costa dodici crediti all’ora. Altrimenti, ti tieni la tristezza di base in bassa risoluzione, interrotta ogni quarto d’ora da un attacco di panico sponsorizzato.

Ho preso il cerchietto di Jacopo, gli ho sfilato le batterie e l’ho buttato nel secchio del ferro vecchio. ‘O Jacopo’, gli ho detto dandogli un pezzo di pane secco, ‘stasera si sta tristi al buio, come gli uomini veri. Che la tristezza è nostra, ed è gratis.’


Ispirato alla notizia reale del 2026: “At-home neuromodulation: FDA approvals of transcranial brain stimulation devices for depression treatment in 2026”.