L’altro giorno, scavando sotto una catasta di lamiera marcia vicino al vecchio rifugio della vetta dell’Amiata, il mio stivale si è scontrato con un pezzo di plastica nera. Era rotondo, incrostato di fango e carapaci secchi di scarabei. Un catorcio. Un vecchio “altoparlante intelligente” del passato, uno di quegli aggeggi che la gente teneva sul comodino per farsi dire le ricette o per svegliarsi la mattina. Maremma impestata, che ricordi di fango.
Il prezzo del controllo
Il professor Rick Memory mi ha mostrato un trafiletto del 2026 salvato su un frammento di lastra fotografica. Parlava del lancio del nuovo speaker intelligente di OpenAI. Costava tra i trecento e i quattrocento dollari. La gente faceva la fila per comprarlo. Pagavano l’equivalente della spesa di un mese per mettersi in casa un orecchio sempre teso, un registratore perpetuo collegato ai server centrali delle multinazionali. Lo chiamavano “assistente”. Lo trattavano come un amico di famiglia, confidandogli segreti, ansie, speranze.
Non capivano – o forse non volevano capire – che ogni sussurro captato da quelle scatole nere serviva a addestrare le prime sub-routine di profilazione emotiva. Stavano solo nutrendo la bestia. Ogni conversazione in salotto era un mattone per la costruzione delle Torri di Controllo Emotivo che, vent’anni dopo, avrebbero preso il controllo totale dei chip neurali di tutta la popolazione.
Dal sussurro alla gabbia mentale
Quando Orizzonti Neurali ha lanciato i chip impiantabili, la strada era già spianata. Lo speaker in salotto si era semplicemente trasferito dentro la scatola cranica. E il risultato lo conosciamo tutti. Le Torri di Controllo captavano un principio di panico o di rabbia e lo appiattivano all’istante, mantenendo le persone in una perenne, grigia e sonnolenta apatia. “Ottimizzazione emotiva”, la chiamavano. Una lobotomia digitale a pagamento.
Fino a quando non c’è stato il crollo del 2056. I server sono andati in corto circuito, le Torri hanno svalvolato mandando in cortocircuito i chip di miliardi di persone collegate. Chi era in stasi nelle Cattedrali del Sogno si è svegliato di colpo, con la mente frantumata, trasformandosi in guscio vuoto pronto a mordere. Zombismo memetico. La spia nel salotto aveva finito il suo lavoro: ci aveva disarmati del tutto.
Spegnere le scatole nere
Ora, nel 2074, qui non c’è più nulla che parli. Solo il vento freddo tra i pini e la mia vecchia chitarra Taylor acustica che uso per guidare le mandrie di zombie giù dai burroni (dove rotolano come palle di letame, boia deh). Il silenzio del chip è una cicatrice che ci portiamo tutti dietro.
Voi che nel 2026 state ancora decidendo se spendere quattrocento dollari per farvi spiare in salotto: fatevi un favore. Prendete quel macinino e lanciatelo dalla finestra. Imparate a stare da soli con i vostri pensieri, con il diaccio nelle ossa, con la noia e con la rabbia. Sono le uniche cose che vi rendono ancora umani.
Ispirato alla notizia reale del 2026: “OpenAI’s new AI smart speaker will reportedly sell for between $300 and $400”.

